-
C’è una puntata del telefilm Everybody Hate Chris nella quale vengono citati i Beastie Boys. Siamo nella prima metà degli anni Ottanta e uno zio ingenuamente truffaldino del giovane protagonista gli regala una copia pirata di Rock Hard. Chirs sardonico commenta: “Rap fatto da tre bianchi? Non attecchirà mai!”. Una boutade palesemente per esigenze televisive, è ovvio, ma che bene rende l’idea di come tre bianchi (siamo nel 1982) potevano essere visti all’interno del contesto hip hop. All’epoca i Beastie hanno poco più della maggiore età. Quella che in America non ti dà neanche il diritto di comprare alcolici. Hanno un aspetto sbarbino e casinista. T-shirt e jeans, sotto un cappellino da baseball messo storto. Adidas malconce oppure All Star usate. Cantano hit underground sul diritto a far festa. Ma loro hanno deciso di chiamarsi Beastie Boys e lo fanno nel modo più sboccato possibile per quei tempi. Di più. Sono bianchi. Nelle loro vene non scorrono quindi i Jackson Five e probabilmente le Supremes se le sono allegramente “stoppate al cazzo” ancora prima di metterle nello stereo. Al contrario, usano come sample schitarrazzate degli AC/DC che prontamente minacciano una denuncia per l’appropriazione indebita. Non solo. Frequentano gente come Kerry King degli Slayer (che appare come cammeo nel video di No Sleep Till Brooklyn) e pure Billy Idol. Difficile immaginare di meglio in un periodo in cui l’alternativa fancazzista era la pluri-premiata Girls Just Wanna Have Fun di Cyndi Lauper. Combinazioni simili accadono poche volte: una serie di ritornelli che una volta sentiti non si schiodano dalla testa, tutta questa sfrontatezza adolescenziale, i concerti heavy metal nel cuore, sarcasmo a vagonate e giubbotti di pelle nera, i Run DMC con la chitarra di Eddie Van Hallen, i Public Enemy che limonano con i Sex Pistols, insomma un negozio di giocattoli per i ragazzi di mezzo mondo. Generazionali. Impossibile infatti racchiudere in un numero gli artisti che hanno tratto ispirazione da questi tre eterni Peter Pan. Soprattutto considerando il costante work in progress che ha caratterizzato la loro discografia. Da antesignano trio rap bianco a ensemble quasi zappiano, collettivo aperto e creativo. Laboratorio di scienziati pazzi recettivi ai fermenti più interessanti provenienti non solo dalla scena hip-hop ma dai generi più distanti. Decantando il tutto in una discografia essenziale. Dal mitologico esordio Pollywog Stew fino a Hot Sauce Commitee, passando per Ill Communication e lo spettacolare video di Sabotage, un quarto di secolo ci ha accompagnato nel segno dei Beastie Boys. Dato inimmaginabile per un trio di ebrei bianchi (Mike “Mike D” Diamond, Adam “MCA” Yauch scomparso ieri all’età di 47 anni e Adam “Ad-Rock” Horovitz) scovati da un Rick Rubin appena diciannovenne fondatore della Def Jam Record. Tre rudeboys-per-finta che proponevano una musica praticamente priva di melodia e di canto (deformando il concetto gospel di call-and-response), basata sul(l’apparentemente) semplice concetto di “casino”. Pensando ai generi con cui ora fanno festa alcuni, dal black metal al post-hardcore, sono memorie da preistoria. Tanto per dire: di quando ti ritrovavi sul serio a mettere a cannone (You Gotta) Fight For Your Right (To Party) in direzione della dirimpettaia che, per via del duplex, non ti permettava di chiamare a Cristiano Accardi per farti passare i compiti di matematica. Ci sarebbe stato da scriverci un libro o da farci un film, e non escludo che qualcuno l’abbia già fatto. “Signora Bombino, dovrei chiamare per scuola, mi potrebbe lasciare libero il telefono?”. “Si, Giorgio, aspetta solo cinque minuti”. I cinque minuti della signora Bombino duravano quanto l’intero Decalogo di Kieślowski. Ci si traducevano tutti i riti misterici di Esculapio, nei cinque minuti della Signora Bombino. Magari riuscivi anche a farteli da solo quei dannati esercizi. In ogni caso c’erano due papabili soluzioni: attendere e impazzire oppure passare al contrattacco. E il contrattacco era il seminale Lincensed to Ill, nello specifico i 3 minuti di Fight For Your Right: pura riottosità giovanilistica per il diritto a una vita migliore di quella che si può avere a sedici anni come a diciotto. Ma è di questo parliamo quando parliamo dei Beastie Boys. Pochi cavoli. Perché a volte Three Mc’s (and One Dj) posso fare sul serio le veci dei Tre Moschettieri.